Mi arrendo. 

In merito ai recenti e noti avvenimenti riguardanti la Giustizia nel nostro Paese, mi viene da fare alcune considerazioni mettendomi nei panni che mi appartengono, quelli di un comune cittadino, e deponendo per un attimo la matita.
Ma com’è antipatico Lippi
di
GIANCARLO TRAMUTOLI
Dopo la solita partita noiosa, con un’Italia in agonia che si sveglia dal coma solo dopo due pappine della nazionale cipriota, che –udite udite- giocava con scioltezza, eleganza, quasi (incredibile) divertendosi, il nostro grande ct, il campione del mondo degli allenatori, si diceva “incazzato come una bestia” perché?
Ma perché il pubblico di Parma, una piccola parte del pubblico, avrebbe fischiato i nostri astenici dormienti e l’avrebbero mandato più volte a fare in quel posto oscuro. Ma tu guarda che sensibilità. Dice Lippi, "non si dimentichi che noi siamo sempre i campioni del mondo e che ho cambiato per undici undicesimi la squadra. E’ una vergogna". Ma, primo, di quei campioni del 2006 son rimasti in pochi e alcuni sono l’ombra di se stessi. Secondo, se fai un gioco mortalmente noioso, chi paga il biglietto ha tutto il diritto di fischiarti e ancor di più se sei campione del mondo e per di più se sei già qualificato. Terzo, “questi ragazzi che scendono in campo mettendoci un cuore grande così, non meritano i cori di: A lavorare, andate a lavorare”, ma perché? Se per chi sta guardando la partita, la sensazione è che proprio NON stanno lavorando. Ma Lippi, è noto, a lui gli interessa solo il risultato. L’estetica, lo spettacolo, i talenti: puah, roba inutile se non dannosa. Lippi è uno che ha torturato in panchina Roberto Baggio (gli negava pure il peperoncino a tavola), e oggi snobba Cassano, che sarà pure una testa di cavolo, ma che ha dei numeri che nessuno oggi ha. Allora, caro Lippi, continua a vincere annoiando, ma non ti offendere se qualcuno ti fa sapere che una partita di calcio è anche bellezza, fantasia, invenzione, divertimento. Ci vuole traspirazione, vabbene, ma anche un po’ d’ispirazione.
(pubbl.oggi su Il Quotidiano della Basilicata)
Il diretur mi ha chiesto di scrivere delle mie riflessioni sulla visita di Napolitano. Non ho nascosto il mio disagio e ho preferito lavorare con il fumetto satirico alla Disegni, infarcito da una mediocre imitazione del dialetto Cappelliano, che sono più capace. Ma sapevo anche che il mio socio di blog, Giancarlo, avrebbe ragionato sulla cosa esattamente come avrei fatto io, se avessi saputo scrivere come lui...
In occasione della visita di Napolitano in Basilicata
di
GIANCARLO TRAMUTOLI
Cos’è la Basilicata oggi, veramente non lo so. Come si diceva a scuola, per far bella figura, imparando già a parlare a vuoto, cioè, la sua realtà socio-economica, cultural politica, filosofica e pure antropologica… oggi si aggiungerebbe “e quant’altro” che è come un marchio d’infamia lessicale del nulla pensante. Non so se esiste la lucanità. Non credo. Forse di lucano, c’è rimasta solo la lucanica, la salsiccia. Già. Ma pure i peperoni cruschi. In effetti. Sulle persone, non ci giurerei. Mi pare che ormai ci somigliamo tutti. Non so. A mala pena so, se sto respirando e come diceva Malerba, “proprio per questo scrivo, per sapere che cosa sto pensando”.
Neanche so a che può servire la visita del Presidente Napolitano nella nostra terra. Tutti richiameranno la visita storica di Zanardelli. Qualcuno quella di Pertini nei giorni del terremoto dell’’80. Situazioni di emergenza, straordinarie. Rilanciare l’eterna questione meridionale. Sarebbe bello far fruttare l’ordinario, invece, utilizzare le nostre naturali risorse, che son tante. Potremmo diventare una Regione a statuto speciale. Far da noi. Se solo avessimo una classe politica e una comunità civile all’altezza della situazione.
Invece, non avendo specifiche competenze, io posso dire solo quel che percepisco dalla mia condizione di sedentario asociale, utilizzando le antenne dell’intuizione che è l’unica arma adatta a un pigro cronico che però vuole esprimersi e comunicare col mondo che sta fuori dal suo bunker mentale. Direi che questa visita proprio non mi emoziona. Che Napolitano rappresenta inevitabilmente, (prescindendo dalla sua storia e dalle sue idee e dal suo prestigio personale), il formalismo istituzionale, la retorica dell’ovvio, il richiamo anche apprezzabile a certi valori, a un rigore che però –vedi gli sprechi del Quirinale, solo di poco ridotti- lui stesso sconfessa nella sostanza.
Ecco, proprio non mi coinvolge, anzi, un po’ mi irrita se penso alle aspettative che può creare questa solenne visita. Come se la Basilicata avesse ancora bisogno di salvatori, scopritori, colonizzatori. Non bastano i danni che c’hanno fatto il Levismo, l’eterno lamentoso fatalismo, i falsi industriali, i petrolieri avidi, il familismo amorale di gran parte della nostra classe politica. Sarà che da anarchico ho fiuto per ogni manifestazione del potere anche quando è vestita di buone maniere, ottimi propositi, grandi ideali. Alle parole ho sempre preferito i fatti. Che sarà stupefacente, ma i fatti, (esulando dai tossicodipendenti), sono le uniche cose che ancora mi emozionano o che mi fanno incazzare. Il resto è ozioso, irritante, vacuo esercizio enfatico della parola che fa girare come un criceto la ruota del nulla.
PD. Le primarie come strumento democratico (ma Grillo, in pieno spirito antidemocratico, non può presentarsi perché vìola l'articolo vattelapesca dello statuto vattelacercà...), Franceschini è più "simpatico" di Bersani (quando si dice i contenuti), i candidati segratari regionali che si lanciano strali e si proclamano vincitori prima del dovuto (di non si sa bene cosa). Uno contro l'altro. Caino contro Caino. Di tutto per annientarsi. La vignetta la trovate oggi sul Quotidiano della Basilicata. Il mio compare di blog, Giancarlo, l'ha visionata in anteprima e ha avuto la cortesia di rispondermi con una sua sempre preziosa considerazione: "Socio, sei ottimista! Per suicidarsi, bisogna esser vivi. :-)". G p.s.: io e il Giancarlo ci stiamo facendo prendere sulle scatole dalla destra e dalla sinistra, passando per il centro. I comunisti ci dicono che siamo fascisti, i fascisti che siamo comunisti, i centristi che siamo estremisti. Ma in Italia cosa bisogna fare per avere la tessera di pensatori liberi (ma anche solo liberi ci andrebbe bene)?
Per dimostrare la sua piena potenza sessuale tempo da perdere, il Berlusca, ne ha. Non c'è lodo Alfano che tenga!
