Memoria & ribellione. Come spesso accade, l'immobilismo delle cose si prova a cambiarlo dal basso, dalla gente. Questa volta Beppe Grillo e i suoi "grillini" si mobilitano contro i giornalisti.
Queste le proposte: cancellarne l'albo di categoria, bloccare i finanziamenti pubblici ai giornali e abolire la legge Gasparri.
In giro si parla male di Grillo e del suo blog invece di discutere delle sue proposte. So di tanti giovani sfruttati nelle varie redazioni (di quei giornali che hanno accesso ai finaziamenti pubblici) per poter entrare nell'albo dei giornalisti e sperare così in un lavoro futuro. Le critiche alla legge Gasparri sono legittime. Se non volete perdere troppo tempo fatevi un giro su Wikipedia digitando "legge Gasparri" e poi ditemi cosa ne pensate.
La stampa non ha aiutato il movimento (e non ci vuole un genio per capirne il perché), ma, colpevolmente, ha quasi ignorato la questione. Il "mio" giornale ha fatto quello che avrebbe dovuto fare tutta l'Informazione, parlarne, entrando però nel merito della questione.
L'editoriale, a firma di Rocco Pezzano, fa anche una precisa e divertente autocritica alla categoria, ma respinge al mittente le accuse di Grillo bollandole di superficialità. L'analisi si sofferma in particolare sulla cancellazione dell'albo dei giornalisti e il bravo Pezzano fa notare che si farebbe un piacere agli editori che "...vogliono rendere le redazioni un ufficio di smistamento di pseudoarticoli, svuotare pian piano le funzioni del giornalista professionista e immettere la precarietà più assoluta nel settore".
Un'ultima domanda ci sarebbe: bisogna aspettare i V-day di Grillo per affrontare le questioni importanti che affliggono il nostro paese?
La discussione è aperta...
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